‘Che male fa la gelosia’: intervista a Marinella Cozzolino

Posted on 3 agosto 2010 di

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LibMagazine incontra la dottoressa Marinella Cozzolino,
presidente dell’ AISC (Associazione Italiana Di Sessuologia Clinica).

 

M.C. e A.N.M. : Dal punto di vista clinico-psicologico in cosa consiste esattamente quella sensazione che comunemente definiamo come gelosia? Quali sono i meccanismi capaci di metterla in moto?
M. Cozzolino: La gelosia è, spesso, semplicemente un tratto del carattere, un abitudine cattiva che molti apprendono addirittura in famiglia.

M.C. e A.N.M. : La gelosia non è una malattia, ma può diventarlo. Quali mezzi abbiamo per renderci conto che abbiamo superato il limite che trasforma ciò che è consueto per un rapporto affettivo o amoroso in un’ossessione patologica? In che modo possiamo intervenire su noi stessi per frenare quest’ossessione?
M. Cozzolino: La parola chiave è appunto ossessione. Una normale forma di gelosia consiste nella tendenza a temere che ciò che ci appartiene possa sfuggirci di mano. Altra cosa è, invece, temere costantemente che ciò accada, modificando le normali abitudini quotidiane, negandoci ed invalidando alcuni comportamenti propri o del partner. La gelosia è quindi patologica quando diviene un pensiero, un incubo fisso e ripetitivo.

M.C. e A.N.M. : La psicologia clinica ha individuato dei soggetti maggiormente inclini alla gelosia rispetto ad altri? Questa predisposizione può variare, ad esempio, a seconda del sesso o dei gusti sessuali?
M. Cozzolino: Gli psicologi che studiano la coppia e le sue relazioni non concordano sulla possibilità che vi siano soggetti maggiormente “a rischio di gelosia”. Si tende comunque a ritenere che gli uomini siano comunemente più gelosi ma che le donne cadano più frequentemente in casi di gelosia patologica. Le cronache ovviamente ci smentiscono.

M.C. e A.N.M. : Gelosia e tradimento: due aspetti questi che giocano un ruolo fondamentale all’interno di un rapporto di coppia e che, a prima vista, sembrano essere l’uno la conseguenza dell’altro. Scientificamente parlando, che rapporto c’è tra gelosia e tradimento all’interno di un rapporto di coppia? Può capitare che la gelosia del proprio partner venga usata solo come un alibi per giustificare il proprio tradimento?
M. Cozzolino: La gelosia è paura del tradimento e tradimento a sua volta. Credo che i gelosi cronici siano più frequentemente dei potenziali traditori. Come dire: solo il ladro può sapere quanto sia possibile e facile essere derubati.

M.C. e A.N.M. : Nel sito della vostra associazione in un articolo che lei stessa ha scritto sul tradimento, si legge un interessante approfondimento etimologico della parola “tradire”, che deriva dal latino “tradere”, “consegnare” e nella forma passiva “se tradere” prende il significato di “abbandonarsi”. Nell’articolo è spigato anche che in latino ci sono delle affinità tra il linguaggio amoroso e militare: che origine hanno queste connessioni semantiche?
M. Cozzolino: Nei vangeli il verbo tradere che ha la stessa radice di tradizione e significa, in se tramandare, acquista una valenza negativa poiché viene usato per indicare la consegna di Gesù ai nemici.

M.C. e A.N.M. : La comunicazione oggigiorno si consuma prevalentemente attraverso siti internet, blog, forum, e chat, nuovi contesti che ampliano non poco lo scenario a nuove fonti e forme di gelosia, e magari a nuove forme di tradimento, quello cosiddetto virtuale. Che differenza può esserci tra un tradimento (non) consumato su internet e una relazione clandestina reale? Oppure ciò che si cerca in un partner virtuale è diverso e non comparabile con ciò che rappresenta un partner reale?
M. Cozzolino: Posso spiegare con un esempio. Il tradimento può essere considerato una forma di dipendenza, molti non possono farne a meno. Le dipendenze più note sono quelle da alcol, da tabacco, da droghe, da caffeina, da cibo. Se chiedessimo ad uno psicologo che differenza c’è tra queste dipendenze risponderebbe nessuna poiché indipendentemente dalla sostanza che si usa, le personalità dei soggetti dipendenti sono molto simili. Se facessimo la stessa domanda alla gente comune probabilmente ci risponderebbe che certo alcol e droghe sono situazioni molto più gravi e pericolose del male che possono fare cibo, tabacco e caffeina. Morale della favola: tutti si giustificano ritenendo un tradimento non consumato, meno grave. La realtà credo sia invece legata alla spinta al tradimento che è la stessa nel virtuale e nel reale.

M.C. e A.N.M. : Questi nuovi fenomeni comunicativi stanno conquistando sempre più adolescenti che sembrano aver trovato nel virtuale un giusto compromesso tra il fare nuove conoscenze e la paura di mostrarsi. Possiamo affermare che questi rapporti hanno qualcosa in meno rispetto alle relazioni interpersonali “normali”? Perché si sceglie di accontentarsi? Che ruolo assume in questo contesto la paura di mettersi in gioco?
M. Cozzolino: Credo sia fondamentale nella scelta di rinunciare, associata però alla paura del rifiuto che rappresenta di certo l’ansia maggiore tra i giovanissimi e non solo.

M.C.e A.N.M. : In questa propensione al virtuale quanto conta il sentirsi “brutti” o almeno non all’altezza dei nuovi e magrissimi canoni di bellezza?
M. Cozzolino: Conta nella misura in cui conta la paura di non essere accettati.

M.C.e A.N.M. : Sempre nel vostro sito, un articolo della dott.ssa Romana Tiberi definisce le chat come “il regno della fantasia”. Secondo lei non c’è il rischio, soprattutto per gli adolescenti più fragili o insicuri, che, a lungo andare, la chat si trasformi piuttosto ne “il regno della bugia” in cui i ragazzi, non più per gioco ma per insicurezza fingono di essere chi non sono? E quali potrebbero essere in tal caso le ripercussioni sui reali rapporti sociali?
M. Cozzolino: I rapporti sociali iniziano a scomparire perché… se ne comincia a perdere l’abitudine. E’ successo anche con la calcolatrice che ci ha risolto tanti problemi ma ci ha disabituato a far di conto… ma forse non è proprio la stessa cosa!!!

 

Marzia Cangiano e Astrid Nusicaa Maragò
da Libmagazine del 14 maggio 2008