Massimo Fini: un guaio senza soluzione

Posted on 24 giugno 2010 di

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violenza contro le donne

A proposito della campagna misogina del giornalista ospitata da “Il fatto”

C’è un tal Massimo Finiun giornalista, scrittore, drammaturgo e attore italiano, fa sapere Wikipedia – che da un po’ di mesi a questa parte ha iniziato una sua personalissima campagna anti-femminile o femminista -ancora non è chiaro-. Il mezzo del quale il giornalista si serve per dar voce ai suoi pensieri più biechi è L’AnteFatto, il blog de Il fatto quotidiano.

Il 19 giugno 2010 L’AnteFatto pubblica un articolo da titolo Due al prezzo di uno, firmato Massimo Fini. L’articolo sembra voler tentare una rapida e superficiale analisi delle conseguenze che l’emancipazione femminile e il femminismo avrebbe portato all’attuale menage familiare. Se ne deduce che sia la donna stessa la principale vittima di questa rivoluzione sociale: ‘La donna è vittima di un’ulteriore fregatura. –scrive Fini- Perché deve fare un doppio lavoro, quello d’ufficio e quello di casa. Perché l’accudimento dei figli, nei primi mesi e anni, tocca pur sempre a lei, se li ha (l’Italia ha il più basso tasso di natalità al mondo). Così detta la Natura.’
Ma oltre a risentire di questo doppio carico di responsabilità, la donna dove anche faticare il doppio per trovare un uomo che se le sposi –o anche che se la scopi: ‘Conosco molte trentenni, spesso belle, colte, eleganti (fini no, la ragazza “fine” è scomparsa dall’Occidente) che fan una fatica boia a trovare un partner. Non per una scopata (anche per quella, gli uomini, di fronte all’aggressività femminile, stan diventando tutti finocchi), ma un uomo che dia loro la sicurezza e il senso di protezione di cui hanno bisogno.’

L’indagine, come dicevamo, è sterile, superficiale. La storia dell’emancipazione femminile e del femminismo, non è storia da poter congelare in 40 righi e poco più, né la si può raccontare senza far riferimento a tutte le dinamiche sociali e culturali che la sottesero. Dunque è come se nulla mai fosse stato scritto.

Eppure quest’articolo ha fatto rumore, ha offeso, umiliato. Perché l’autore, oltre a ridicolizzare la storia delle donne tutte, sul finale è riuscito ridicolizzarle anche una per una: ‘Consiglio uno stage in Afghanistan. Troveranno degli uomini che le faranno rigar dritto, come meritano e come, nel fondo del cuore, desiderano.’
Rispondiamo al consiglio dell’autore limitandoci a segnalare un altro articolo –uno su tutti, a volersi svagare con le storie di donne, il web è pieno- , invitando il giornalista a non giocare troppo, perché seppure ‘ “in ogni uomo c’è un bambino che vuole giocare” scrive Nietzsche’ , c’è sempre poi un bambino che gioca male e paga pegno.
Ci auguriamo, in ultimo, che il Giornale faccia pubbliche scuse, alle donne afghane in primis, e alle donne tutte poi. L’augurio è quello di leggere un sincero articolo di scuse firmato da Massimo Fini, e non da Peter Gomez, come quello pubblicato a seguito della mailbombing partita dal gruppo di Facebook ‘Boicotto Il Fatto Quotidiano che veicola misoginia e inneggia alla guerra’.
Un articolo che si dissocia sì, si scusa e chiarisce l’attuale situazione delle donne afghane, ma che lascia piena libertà al giornalista di continuare, qualora ne avesse voglia, a offendere e a giocare con le dignità delle donne. ‘Provocazioni’, così Gomez si è limitato a definire i (pre)concetti espressi dal collega nell’articolo. Provocazioni! Dobbiamo dedurre che al giornale abbia fatto più che comodo il polverone alzatosi a seguito delle mobilitazioni su Facebbok e che è molto lontano dai suoi interessi tenere a bada i deilirii del giornalista.


L’AnteFatto

A riprova di quanto detto, da stamane ha preso a girare su Facebook un altro articolo firmato Massimo Fini: ‘Donne, guaio senza soluzioni’ del 27 marzo scorso.
Il perfetto identikit della donna moderna: baccante, orgiastica, dionisiaca, caotica, micragnose, burocratica, causidica, inaffidabile, insopportabile. Sul finale l’autore lamenta la ‘severità’ delle leggi che oggi proteggono le donne: ‘Non fan che provocare, sculando in bikini, in tanga, in mini (“si vede tutto e di più” cantano gli 883), ma se in ufficio le fai un’innocente carezza sui capelli è già molestia sessuale, se dopo che ti ha dato il suo cellulare la chiami due volte è già stalking, se in strada, vedendola passare con aria imperiale, le fai un fischio, cosa di cui dovrebbero essere solo contente e che rimpiangeranno quando non accadrà più siamo già ai limiti dello stupro.
Un articolo ancora una volta superficiale e preconcetto, tipico di chi per una vita intera è riuscito a soddisfarsi da solo dietro una siepe.

Marzia Cangiano
su Il Paese Delle Donne