Un’altra risata ci seppellirà

Posted on 27 maggio 2010 di

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violenza contro le donne

Si è iniziato parlando di violenza sulle donne in questi termini: milioni sono le donne che subiscono violenza ogni giorno, in tutto il mondo. Poi si è passato ad analizzare i diversi tipi di violenza cercando di stabilire quali siano le donne più a rischio e quali gli uomini. Poi abbiamo ricordato quelle donne che hanno pagato la violenza subita in vece del proprio ‘assassino’. Ora bisogna ritornare sull’argomento per continuare a difendere la memoria e la dignità di ogni donna che è stata stuprata, aggredita, picchiata, uccisa o tutte queste cose contemporaneamente.

Nei giorni scorsi abbiamo assistito al massacro lento e silenzioso – neanche troppo – della dignità di ogni donna, non solo di quelle che hanno subito violenza in prima persona, ma di tutte, quelle belle e quelle brutte, liquidate pubblicamente con una battuta mentre rischiano la vita un giorno, e ogni giorno la perdono dal momento che chi dovrebbe impegnarsi per dare loro sicurezza, ci ride su proponendo la solita soluzione passepartout: convocare l’esercito, lo stesso che mesi or sono vegliava sui sacchetti d’immondizia campani. Bene, accogliamo i militari e assegniamone uno ad ogni bella donna a mo’ di angelo custode: ‘non ce la potremmo mai fare’, ammette il Premier. Allora cosa fare? … Silenzio …
Ebbene, cerchiamo di rispondere noi a questo silenzio, rompiamolo, parliamone. Continuando sulla stessa linea proposta dal Premier, quella della milizia in strada, cerchiamo di aiutarlo nel ragionamento partendo dal punto in cui questo fa spallucce e si ferma. Il problema e che non esistono in Italia tanti militari quante sono le belle donne?

La proposta è questa: e se convocassimo i militari di tutti il mondo, compresi quelli impegnati sui campi di battaglia? Allora potremmo unire l’utile al dilettevole del nostro Premier: faremmo cessare una guerra e in più riempiremmo le nostre strade di tanti giovani uomini in divisa e gli stupri delle belle donne cesserebbero dall’oggi al domani, pùf! Bene, sì, funziona! Male, no, non funziona!
 A quel punto gli stupratori potrebbero decidere di riversare la loro violenza sulle uniche donne ‘libere’, quelle brutte. Come intervenire in quel caso? Forse si potrebbe reclutare qualche civile, sì.
Potremmo sottrarre un certo numero di uomini alle proprie famiglie e al proprio lavoro, scegliendo tra quelli economicamente meno produttivi e iniziarli alla vita militare. Di questo passo il numero dei militari si moltiplicherebbe e metteremmo al sicuro la totalità delle donne. Sembra fatta, eppure c’è qualcosa, sì c’è ancora qualcosa a cui non si è pensato. Ah già, ci è sfuggito un piccolissimo particolare: la maggior parte delle violenze sulle donne avviene tra le mura domestiche per opera degli stessi partners delle vittime. Come fare allora? Assegnare un militare ad ogni nucleo familiare e semmai addormentarlo anche nel lettone, in mezzo a mammà e papà? No, ne andrebbe degli equilibri familiari e dell’intimità coniugale. Anzi, si rischierebbe di fare dei militari le nuove vittime delle violenze domestiche.  Accidenti siamo incappati in una questione di molto più grande di noi. Entrare nella privacy familiare senza lederla. Sembra impossibile.

È tutto troppo complicato, troppi aspetti da considerare, troppe vite da proteggere, troppe domande e nessuna risposta plausibile.

Che dire? La sapete quella del gatto e del topo?

 

Marzia Cangiano
da Libmagazine del
2 febbraio 2009