La solitudine di Alonso Quijano -14 maggio 1977

Posted on 24 maggio 2010 di

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Quijote

14 maggio 1977, La rivoluzione è un atto di violenza (Mao)

(mattina)

La vanità di questo secolo è superiore alla potenza dei sogni!
Avete inteso? Il vuoto, La nausea, il Disprezzo. La Lettera Maiuscola.
Avete inteso? La Vanità!
Santificate il Vuoto. Lustrate i suoi ciondoli di tristezza e suicidio. Amate il Vuoto, desideratelo. È tutto ciò che vi resta. E se non temerete deserti, sarete voi i fortunati, i gaudenti, i santi. 

E il Sepolcro è diventato Banca.
E il Lavoro è la Speranza.
E la Morte rimane ancora l’unica certezza.
E le manifestazioni, le ossa rotte, i pungi al cielo, le facce nere, i discorsi dai pulpiti – saranno il vostro compenso in ricordi, da sciorinare ai nipoti in nome di una gloria che non è durata più di qualche ora.
E ancora succhierete latte alle mammelle dello Stato.
E ancora i  pater noster risuoneranno nelle vostre gole zittite per non perdere la pagnotta.
Così sentite già predicare. Così predicheranno.

La disgustosa rivoluzione del costume, della maschera, del mercato è dovunque. Eppure tutti tacciono, come se l’appiattimento morale non li riguardasse.
Il sipario e il silenzio dello spirito calano dentro di voi e su questo secolo.
Io Alonso Quijano, tromba della riscossa, sono colui che si rifiuta di suonare per gole arse.
Io Alonso Quijano, santo nel mio pudore masochistico, non disporrò della mia volontà per seguire le vostre inutili battaglie. Non dormirò i vostri sonni tranquilli. Non ascolterò i papi e le mignotte del potere.

E ora che la democrazia ha avuto la sua realizzazione, ecco: volete subito abbattere il titano, volete che la vostra stessa creatura muoia.
Ma la democrazia ti tiene per le palle, popolo eletto! La democrazia è Tifone.
La sua presa è forte.
Il popolo ha le palle mosce.
Allora al diavolo anche il popolo e le sue buone intenzioni! Tutto finisce qui. Tutto.
La forza della repressione dilania questa terra, ma voi tacete, perché il titano sa anche come farvi godere, mentre vi stritola i genitali e vi rende infecondi. Oh popolo, quanto ti piace che ti si massaggino
le palle a quel modo! Pregheresti chissà quale dio perché tutto ciò non abbia mai termine.
Questa rivoluzione puzza di morte. Il sangue versato non ha più alcun senso. I servi nettano e disinfettano, ma questi topi sono portatori di una nuova peste – e il contagio è già cominciato. 

A che cose si aggrapperà, che cosa escogiterà – il Grande Partito?
Abbiamo inteso che i compromessi, le vie transitorie, non sono mezzi per questa nazione – quantomeno i compromessi fatti alla luce del Sole, all’aria aperta, dove la democrazia dovrebbe attuarsi. Ma il potere (qualsiasi esso sia) ha sempre una volontà occulta, di cui si può scorgere soltanto la facciata.
Oh Beata Rivoluzione dei costumi! A te inneggiano le voci dei potenti, in segreto pregano che tu li conduca dove il pensiero, la schiavitù e la repressione non sono stati in grado di arrivare.
E non per un dio, né per la patria, né per la pagnotta, né per la fica, ti rivolgono salmi e canti, ma perché tu gli mostri la nuova via per la conservazione, perché le loro forze non si disperdano e durino!
Oh Santa Innocente Rivoluzione della Maschera! A te s’inchinano e vestono la castità (sono furbi, i potenti!).

 
(Notte)

Il sonno è una morte volontaria. Moriamo e rinasciamo, dall’incoscienza alla coscienza. Senza interruzione.
Soltanto di notte gli uomini comuni sono ancora più comuni, indistinguibili, uguali! Di notte le loro voci non suonano, i loro occhi non vedono,  le mani non afferrano, i loro spiriti sono un solo spirito.
Di notte, nell’inconsapevolezza, l’uomo è un rivoluzionario. Perché la rivoluzione appiana i sensi, distribuisce equamente i sogni, non bada al colore della pelle, al numero degli anni. Nell’incoscienza del sonno l’uomo ritrova la Natura ed è lì, nei sogni, nell’immaginazione, che egli comprende che la Rivoluzione è un atto di violenza.

Alonso Quijano