Intervista a Claudio Velardi

Posted on 28 aprile 2010 di

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Venerdì 24 ottobre al Palazzo delle arti di Napoli (Pan) si è tenuta la lettura collettiva di Gomorra. L’iniziativa, ideata da Claudio Velardi, assessore regionale al turismo, e organizzata e da ‘Napoli punto e a capo’ e ‘Decidiamo insieme’, ha registrato una notevole partecipazione: attori, giornalisti, docenti universitari, religiosi e gente comune.
Libmagazine ha incontrato Claudio Velardi.

Lei ha ideato la lettura collettiva di “Gomorra” che, dopo Milano e Roma, si è tenuta anche a Napoli lo scorso venerdì 24. Complessivamente si ritiene soddisfatto dell’organizzazione e della risposta del pubblico?

Beh, molto bella, sì. Sono molto contento perché c’è stata una folta partecipazione. Per altro il pubblico si alternava molto. È  stato un flusso continuo di persone: molti giovani, ed è un segnale importante. Poi c’era una rappresentanza rilevante della classe dirigente. Io su questo insisto, cioè è fondamentale che la lotta alla camorra sia fatta naturalmente da tutti, ognuno per la sua parte, ma che poi ci sia anche un impegno diretto ed esplicito di tutta la classe dirigente. Ieri c’erano il mondo dell’imprenditoria, il mondo dell’università, le professioni. Insomma sono molto molto soddisfatto. Ovviamente questo è solo il primo passo, poi bisogna proseguire: chiaramente non è che basta la lettura collettiva di “Gomorra” a, diciamo così, risolvere il problema…

Infatti ciò che spesso rende diffidenti verso iniziative del genere, letture collettive piuttosto che   fiaccolate o manifestazioni di piazza, è la sensazione che queste siano poco efficaci perché rischiano di sembrare sfoggi pubblici di solidarietà e senso civico, quando invece la vera lotta avviene nel privato (pensiamo all’usura e alle estorsioni). Proprio per questo, forse, nonostante l’importanza dell’iniziativa, non sono mancate disapprovazioni come si è appreso seguendo l’organizzazione via internet. Ammesso che tale nobile iniziativa possa sentirsi tangere da pochi giudizi negativi, c’è stata qualche critica che vi ha particolarmente infastiditi o demoralizzati?

Il problema non sono tanto le critiche perché fondamentalmente poi tutti ci hanno appoggiati e sostenuti. Certo, qualcuno ha detto che non basta il “Pan”, ma che bisogna andare nelle periferie, nei quartieri… tutte cose condivisibili, ma non per questo non bisognava fare l’iniziativa ieri, no? Poi s’è discusso un poco sulla partecipazione o meno dei i politici. Insomma, la cosa si è risolta da sé perché sono stato io, che al momento mi occupo di politica, ad organizzarla, e devo dire che di politici non ce n’erano molti. Sai, questo però a mio avviso è un po’ un limite perché i politici dovrebbero esserci, quantomeno per sentirsi più impegnati. Il punto è che in realtà a Napoli c’è una pessima abitudine che è quella di discutere tanto sul niente. Qui qualunque cosa diventa oggetto di polemiche ma sempre un po’ vaghe, anche un po’ inutili a volte. Poi per fortuna ci sono i fatti che si occupano di smentire le chiacchiere, e così in fondo è accauto ieri, perché è stata una bellissima iniziativa, tutti sono stati contenti, quindi tutte le chiacchiere che c’erano state nei giorni precedenti si sono perse, volatilizzate.

A proposito di polemiche, lo scorso Aprile in vista della manifestazione di solidarietà tenutasi a Napoli nei confronti della giornalista del Il Mattino Rosaria Capacchione, del giudice Raffaele Cantone e dello scrittore Roberto Saviano, minacciati dalla camorra, mons. Raffaele Nogaro, vescovo di Caserta, denunciava in una lettera-appello il silenzio della Chiesa sulla questione camorra. Recentemente le stesse accuse sono state mosse al Papa per aver evitato accuratamente ogni riferimento alla camorra durante la sua ultima visita a Pompei. È stata una forma di rispetto verso la maggioranza dei campani, che sono persone oneste e non camorristi” ha replicato la sala stampa vaticana. Eppure la storia si ripete, la Chiesa non parla di camorra. Perché secondo lei?

Guarda, questa polemica spesso si ripresenta esattamente come accadeva anche con la mafia. Ma la Chiesa è un’istituzione ultramillenaria, non esce così facilmente allo scoperto su tematiche… definiamole attuali sia pure scottanti. Quindi è sempre storicamente un po’ difficile per la Chiesa prendere posizione in maniera netta su questioni di carattere socio-politico, o anche istituzionale. È nella sua stessa natura. Certamente, detto questo, è evidente che è bene la Chiesa assuma posizione, è bene che il papa dica le parole giuste; ma è ancor più importante che la Chiesa la sua battaglia la conduca nei territori della camorra. E da questo punto di vista non le si può imputare niente, eh! Perché molto spesso le persone più esposte sono proprio i preti, le parrocchie dei territori di camorra, talvolta, e purtroppo, lasciati finanche troppo soli.

Il web esprime con trasparente fedeltà il grande interesse verso Saviano. Con sorpresa attestiamo una nuova tendenza poco benevola nei confronti dello scrittore: in facebook ad esempio, accanto a gruppi quali “Sosteniamo Saviano”, “Saviano è uno di noi”, “Tutti con Saviano”, sono comparsi altri gruppi dai nomi molto poco rassicuranti: “Saviano è un furbetto” “Anche io odio Saviano” “Ma Roberto Saviano si poteva fare i cavoli suoi?” “Saviano? No grazie” . A cosa dobbiamo quest’ insofferenza verso uno scrittore che al suo primo libro rischia già la vita – e non certo per pubblicità?

Guarda, quella che una volta era la società dei mass-media adesso è la società dei personal- media. Non appena una qualunque persona balza agli onori della cronaca per un motivo o per un altro, per il motivo più nobile o per il motivo più ignobile,  automaticamente si mobilitano degli eserciti favorevoli e, quasi naturalmente, si creano degli eserciti contrapposti.

Proprio in quanto società dei personal-media?

Esatto. È una tendenza assolutamente connaturata alla società contemporanea, alla società della comunicazione contemporanea. C’è un problema di posizionamento in cui si smarrisce alla fine il senso ultimo delle cose, la ragione vera delle cose. Saviano ha scritto un libro contro la camorra, fine. Un libro che ha avuto un grande successo, una grande eco, questa è una cosa indiscutibile, ok? Poi tutto quello che è successo dopo, l’esposizione mediatica, il fatto che qualcuno ne abbia fatto un eroe, un  martire, attiva immediatamente dall’altra parte una reazione uguale e contraria. Però bisogna sfrondare il campo da tutto quello che la società della comunicazione produce e andare alla sostanza: nella sostanza Saviano ha scritto un libro contro la camorra che si rivela molto utile per combatterla. Chiuso.

A proposito di Saviano, l’assoluta integrità e devozione che egli dedica alla sua causa, questo impegno radicale, così lesivo della propria libertà individuale, stenta a farlo divenire un modello per le nuove generazioni…

No no no, attenzione perché io non penso assolutamente che debba diventare un modello per le nuove generazioni. Lui ha scritto un libro e poi magari ne farà altri, ma io non penso che nella società moderna si debba vivere di modelli. Ognuno fa quello che è in grado di fare al meglio; Saviano ha fatto molto con questo suo libro e naturalmente ha dimostrato anche un impegno civile vigoroso ed importante. Da qui a dire che però dovrebbe diventare un modello no. Io penso sinceramente che nessuno debba diventare un modello per nessuno, ognuno deve cercare di crescere con le proprie forze, perché altrimenti se fondiamo tutto sull’idea dei modelli a quello di Saviano possiamo contrapporre quello delle veline e così via. Così non si va da nessuna parte.

Non sia mai, anzi, per andare da qualche parte l’ultima domanda è su Napoli. Camorra e rifiuti, intimamente connessi fra loro, sono fardelli della città e causa di ulteriori piaghe – ad esempio la crisi del turismo. In merito a quest’ultima, cosa ha in programma la regione Campania per riabilitare l’immagine della città all’estero? E, soprattutto, in che modo s’intende salvaguardare tale immagine a più lungo termine?

Diciamo subito che Stiamo facendo tanto. Stiamo sviluppando una serie di iniziative per programmare i flussi turistici in arrivo a Napoli puntando su grandi campagne nazionali e internazionali di comunicazione, con una programmazione degli eventi in campania che si susseguiranno dal prossimo anno. Però, soprattutto dal punto di vista concettuale, direi una cosa importante: bisogna offrire al mondo un’immagine di Napoli che sia autentica e che non edulcorata. Io non voglio diffondere l’idea di una città in cui tutto funziona a meraviglia, ma piuttosto l’idea di una città piena di problemi e piena di risorse, piena di cose che non vanno, ma contemporaneamente animata di persone che fanno cose importanti. Tutto qua!

 

Ciro Monacella e Marzia Cangiano
da Libmagazine del
27 ottobre 2008