Questo Natale si è presentato come comanda Iddio

Posted on 26 aprile 2010 di

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violenza contro le donne

Con tutti i sentimenti che l’avvicendarsi del Natale suscita nell’animo umano d’occidente, ci apprestiamo a tentare un bilancio di quello che il quasi passato 2008 ha rappresentato per le donne, sia in termini di privazioni che di acquisizioni. Iniziamo dalle acquisizioni accussì facimm ampress ampress!

Partiamo dalla recente proposta del Ministro Brunetta di equiparare l’età di pensionamento fra uomini e donne. A detta del Ministro la donna, in termini lavorativi, sarebbe discriminata 2 volte: nell’interruzione di carriera durante il periodo di gravidanza e nell’essere costretta ad andare in pensione prima dei colleghi maschi. Finalmente un passo avanti verso quella tanto agognata parità che sembra sempre di più una chimera! Parità di doveri alla quale deve corrispondere, per forza di cose, una parità di diritti. Bene, allora sbirciamo tra i diritti soffermandoci su quello che sembra più indispensabile, lo stipendio: secondo l’ultimo rapporto di Eurostat, nell’Ue le donne continuino a guadagnare in media il 15% in meno rispetto agli uomini (17% dieci anni prima); i fattori all’origine delle differenze, osserva l’esecutivo Ue, comprendono: una minore valorizzazione delle professionalità, discriminazioni sul mercato del lavoro e difficoltà di conciliare vita professionale e vita privata, che per le donne si traduce in un massiccio ricorso al part-time.
Ops! Siamo inciampati nella terza discriminazione senza neanche accorgercene. Ma, come accennavamo nell’incipit, quest’articolo è intriso di tutti quei sentimenti che il Natale comporta , dunque crediamo che l’attenzione del Ministro verso il sesso discriminato sia solo all’inizio e che Brunetta presto andrà a comparare anche i diritti.

Altra acquisizione fondamentale ci giunge dalla Ministra alle pari opportunità Mara Carfagna e dal Sindaco di Milano Letizia Moratti, le quali, recentemente, hanno messo a punto il progetto ‘scatola rosa’ qui , per chi avesse dimenticato di cosa si tratta – volto alla sicurezza delle donne al volante. Tale progetto fu presentato in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulla donne e da allora non se n’è più parlato. Sempre per i motivi di cui sopra ci piace pensare che solo per un’imperdonabile dimenticanza della stampa è piombato il silenzio su di una scatola che si credeva capace di salvare la vita ad ogni guidatrice; lanciamo perciò un appello alle donne destinatarie del progetto, allora in via sperimentale, rispondenti ai seguenti requisiti: donne del capoluogo lombardo, residenti nei quartieri più a rischio e risultanti intestatarie di un’auto. A loro ci rivolgiamo affinché si facciano sentire e ci raccontino cosa ne è stato della scatola.

Giungiamo così al tristo capitolo delle privazioni che nel corso di tutto il 2008 è stato unico argomento di chi scrive. Evitando di ripercorrere dettagliatamente tutto quello che è stato e nella necessità di tirare le somme, dobbiamo convenire che ciò di cui maggiormente la donna è stata privata è stata la sua stessa vita e , nei casi più fortunati, solo la sua dignità. Su tutte le dignità andate perse nel corso dell’anno le statistiche parlano chiaro e meglio di me, sulle vite, invece, ci sembra ci sia ancora altro da  dire. Prenderei a titolo esemplificativo due casi su tutti, due casi di donne che, dopo aver subito una violenza sessuale, hanno anche pagato in vece dei loro aggressori.
 Il primo caso, in ordine casuale, è quello di Carmela, 13 anni, drogata con anfetamine e violentata –questo quanto risultò dagli accertamenti fatti in ospedale subito dopo la violenza. A nulla valse la denuncia dei suoi aggressori, se non a farla giudicare dalle istituzioni «soggetto disturbato con capacità compromesse», giudizio che le costò la permanenza in vari istituti psichiatrici dove venne curata a suon di psicofarmaci. Carmela non venne creduta, bensì perseguita ‘per legge’. Il 15 aprile 2007 la ragazza volò giù dal 7°piano di casa sua. Il 10 dicembre 2008 il tribunale per minori di Taranto ha stabilito che i due violentatori non trascorrano neanche una notte in prigione, per loro solo un programma di rieducazione e assistenza agli anziani della durata di 15 mesi, terminati i quali  il processo a loro carico potrebbe addirittura essere cancellato.
Stessa sorte è capitata a Valentina.  Siamo nel giugno 2002 e Valentina ha solo 22 anni quando viene violentata a turno da due giovani mentre si trova in macchina con il fidanzato, a sua volta pestato a sangue. Dopo la violenza Valentina denuncia il fatto e collabora alle indagini. I due giovani, condannati in primo in grado e in appello, hanno evitato la prigione perché incensurati. L’11 Luglio scorso Valentina, 29 anni, si è impiccata in casa sua, sconfitta ‘da quel senso di vuoto per non avere più un’anima e un corpo suo’. Valentina e Carmela sono state le uniche ad aver pagato, nessuna pietà per le loro vite, troppa per chi gliele ha rubate. E non c’è euforia natalizia che tenga in questi casi, solo un forte senso d’impotenza unito ad un lacerante ‘siamo arrivati tutti troppo tardi’. Ma se per loro è tardi, facciamo ancora in tempo a soccorrere le milioni di donne che non trovano il coraggio di denunciare le violenze subite, per paura o per pudore o per mancanza di fede nella giustizia. E allora, che i giustizieri facciano propri e conservino tutti i buoni sentimenti che ogni Natale insegna e facciano in modo di rimettere ordine prima di tutto nelle loro teste: i carnefici paghino e le vittime, che hanno già pagato, se proprio non le si vuole aiutare, che almeno non le si accompagni legalmente verso una fine indesiderabile.

Concludiamo unendo a quest’esortazione un’altra ugualmente importante. Ci rivolgiamo alle donne stavolta, affinché trovino altro modo, oltre a quello delle manifestazioni di piazza – indispensabili, non c’è dubbio-, di rivendicare quei diritti che dovrebbero appartenere loro per natura. L’invito è a  smettere abiti vuoti e succinti, a declinare inviti a ruoli televisivi e/o – peggio ancora- sociali sostanzialmente ornamentali e ad imporsi come soggetti pensanti e parlanti che, anche solo per questo, si distinguono dalla migliore delle tappezzerie. Farsi guardare di meno per farsi sentire di più, insomma.
Detto questo ci congediamo e Amen.

Cangiano Marzia
da Libmagazine del
22 dicembre 2008