25 novembre, tornino le Farfalle

Posted on 26 aprile 2010 di

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violenza contro le donne

Patria Mercedes, Minerva Argentina e Antonia María Teresa Mirabal furono tre sorelle dominicane che si opposero alla dittatura di Rafael Leónidas Trujillo. Le sorelle animarono un movimento democratico chiamato 14 di Giugno, che valse loro il soprannome di las mariposas (le farfalle). Il 25 novembre del 1960 Trujillo ordinò l’esecuzione delle tre donne: le sorelle furono sorprese a bordo della loro auto e condotte in una piantagione di canna da zucchero dove furono pugnalate e strangolate. L’episodio scosse profondamente l’opinione pubblica dominicana che, sfidando la censura, si ribellò alla dittatura; i tumulti portarono all’assassinio di Trujillo nel 1961. Dopo più di 30 anni, il 17 dicembre 1999,  l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 25 novembre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Da allora ogni anno per un giorno all’anno, si mobilitano associazioni politiche e non, enti locali, centri antiviolenza, insieme a donne e uomini di tutto il mondo in memoria delle donne vittima di violenza e in difesa di quelle, le mosche bianche potremmo definirle, che pur non avendo subito violenze restano comunque a rischio dal momento che, oggi più che mai, la vita di una donna è considerata, troppo spesso, al pari di un mucchio di foglie secche in un cortile desolato d’autunno.

I Dati
I
l 21 febbraio 2007 l’Istat ha presentato i risultati di un’indagine interamente dedicata alle donne vittime di violenze fisiche, psicologiche o sessuali. Su un campione di 25 mila donne tra i 16 e 70 anni, intervistate tra gennaio e ottobre 2006, è emerso quanto segue:

per quanto riguarda la violenza domestica sono 6 milioni 743 mila le donne vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita;
5 milioni di donne hanno subito violenze sessuali;
3 milioni 961 mila violenze fisiche; circa 1 milione di donne ha subito stupri o tentati stupri.
Solo il 18,2% delle donne considera la violenza subita in famiglia un reato,
per il 44% è stato qualcosa di sbagliato
e per il 36% qualcosa che è accaduto.
Nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate:
il sommerso è elevatissimo e raggiunge circa il 96% delle violenze da un estraneo
il 93% di quelle da parte del partner,
il 91,6% per i casi di stupro.
I partner sono i responsabili anche della maggior parte degli stupri:
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l 69,7% dei quali è opera di partner,
il 17,4% di un conoscente,
il 6,2% è opera di estranei.
7 milioni 134 mila donne hanno subito o subiscono violenza psicologica;
1 milione 400 mila donne hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni;
674 mila donne hanno subito violenze ripetute da partner e avevano figli al momento della violenza
.

Il quadro si presenta nero, tanto da far sospettare che il mondo non sia un posto così sicuro dove metter radici. La lotta per la parità dei diritti sembra destinata a trasformarsi velocemente in lotta per la sopravvivenza di genere; il buon vecchio focolaio, che vive solo nei ricordi dei più fortunati, ci appare oggi come una riuscitissima trovata pubblicitaria utile a convincerci che è nel biscotto mattutino il segreto della felicità. Ma la realtà è ben più feroce e non cela nel biscotto alcun segreto.

Forti di questa convinzione sono state moltissime le associazioni che in occasione dell’ultima Giornata mondiale contro la violenza sulle donne hanno contribuito alla causa in vario modo, ‘approfittando’ dell’occasione anche per segnalare le situazioni più disagiate nel mondo. È questo il caso di Amnesty International che ha lanciato una campagna a favore delle donne sudafricane colpite da Hiv (su una popolazione di 5,5 mln di persone malate, il 55% dei contagi riguarda le donne); e dell’Ifad – International Fund for Agricultural Development- che ha ricordato che le donne delle comunità povere delle aree rurali sono soggette a diversi tipi di violenza: dallo stupro alle mutilazioni genitali e alla violenza domestica.

Tra le associazioni italiane, importanti interventi sono arrivati da Telefono donna, che ha distribuito a Roma diecimila copie di una guida per la prevenzione delle violenze e ha rivolto un appello alle parlamentari italiane affinché venga approvata la legge che istituisce il reato di stalking; il Centro Antiviolenza Cerchi d’Acqua, che ha organizzato uno spettacolo teatrale presentato da Debora Villa ‘Un pugno di artisti per una carezza -5’ tenutosi a Milano lunedì 24 che ha visto la partecipazione di molti comici di Zelig che si sono ‘donati’ per finanziare i progetti della cooperativa a favore delle donne vittime di violenza; i movimenti S.P.A.Società Per Azioni Artistiche – che hanno realizzato quattro manifesti, uno per il dolore, uno per la vergogna, uno per lo sconforto e uno per la denuncia, che sono stati affissi in quattro strade centrali della capitale.
Ancora in corso, invece, l’iniziativa promossa dalle donne dell’UdiUnione Donne In Italia – che il 25 novembre hanno dato il via ad una staffetta che invita ogni donna ad un passaggio simbolico di un testimone pesante da portare: la sensibilizzazione contro il femminicidio e la violenza di genere. La staffetta, partita da Niscemi, dove fu uccisa Lorena Cultraro, toccherà molte città italiane dove si sono consumati omicidi ai danni di una donna e si concluderà a Brescia dove fu sgozzata Hiina, donna pakistana di 20 anni, il 25 novembre 2009.

Anche le donne del PD hanno dato il loro contributo presentando in via sperimentale il progetto ‘scatola rosa’, volto alla tutela delle donne sulle strade. La scatola è un dispositivo satellitare che, come si apprende dal sito del Dipartimento per le Pari Opportunità, consente il collegamento 24 ore su 24 con una centrale operativa che riceve un segnale di emergenza qualora la vettura sia coinvolta in un incidente. In caso di aggressione o di guasto meccanico, invece, la guidatrice può chiedere soccorso immediato premendo un apposito pulsante in auto o su un comando elettronico mobile. Qualora venga confermata la necessità di aiuto, la centrale operativa procederà alla localizzazione del mezzo e attiverà le Forze dell’Ordine competenti per territorio o, in funzione delle necessità, provvederà ad inviare un soccorso medico o meccanico. Qualora non vi sia risposta al cellulare, la centrale allerterà automaticamente i soccorsi, indicando il posizionamento del veicolo.

L’utilità del dispositivo è indubbia e, se il progetto non cadrà nell’oblio nel giro di qualche mese, crediamo riuscirà a scongiurare inutili pericoli. Per il momento la scatola è riservata alle sole donne del capoluogo lombardo, ma non a tutte, solo a quelle residenti nei quartieri più a rischio e solo a coloro che risulteranno intestatarie di un’auto -con un calcolo veloce si arriverebbe ad un totale di 3 donne che rispondono a questi requisiti contemporaneamente?! Avremmo preferito, forse ingenuamente, che l’esperimento fosse stato esteso alle donne di ogni comune, provincia, città a rischio e che ne avessero beneficiato anche le donne che, pur guidando, non risultano proprietarie di alcuna vettura – è molto difficile che si intesti un’auto ad una neo patentata, o sbaglio?
Accenniamo qualche polemica ma la abbandoniamo subito. Per esprimerci a fondo sulla questione dobbiamo aspettare ‘ i fatti ’ : aspettare che il dispositivo entri in circolazione a tutti gli effetti, aspettare di sapere chi realmente ne avrà diritto e quanto effettivamente sia funzionale alla causa per cui è nato. Ma soprattutto dobbiamo aspettare se vogliamo liberarci dall’atroce dubbio che la scatola sia nient’altro che un astuto tentativo di far parlare di sé che nasconde l’ennesimo, scomodissimo nulla di fatto.

 

Marzia Cangiano
da Libmagazine del
1 dicembre 2008