Intervista a Cristiana di San Marzano

Posted on 23 aprile 2010 di

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Cristiana di San Marzano, giornalista, si occupa dei servizi sociali per il settimanale Anna. È fra le curatrici del libro ‘Amorosi Assassini’, scritto insieme ad altre donne, tutte giornaliste e scrittrici impegnate nel groppo Controparola (www.controparola.it) fondato nel 1992 da Dacia Maraini. Il testo, nel quale si raccolgono circa 300 casi di violenza maschile avvenuti in Italia dal 2006 ad oggi, parte da un interrogativo la cui risposta è indispensabile per una completa conoscenza del fenomeno: ‘Per ogni stupro o aggressione denunciati, per ogni omicidio scoperto, quante violenze rimangono coperte dal silenzio?‘

 

Fa parte del gruppo Controparola fin dai suoi inizi, nel 1992. Cos’è contro parola, con quali obbiettivi è nato e quale tematiche ha affrontato nel corso di tutti questi anni?

Tutto è nato abbastanza casualmente. Dacia Maraini sentiva che, dopo le fiammate del femminismo degli anni Settanta, gli anni Ottanta avevano portato nuovi valori negativi, quelli dell’esibizionismo e della manipolazione dell’immagine femminile. Ci invitava quindi ogni tanto la sera a casa sua per discuterne. Eravamo  giornaliste e scrittrici che sempre si erano interessate alla condizione della donna.  Capivamo che era in atto un vero contrattacco a tutto quello che di nuovo e oserei dire rivoluzionario era venuto dal mondo delle donne negli ultimi vent’anni. Così ci siamo date un nome, Controparola, e nel tempo siamo diventate un vero e proprio gruppo d’opinione. Le tematiche? Dalla campagna che invitava gli italiani a non dare l’8 per mille alla Chiesa, e fece molto scalpore, ai più recenti appelli contro la lapidazione nel mondo arabo. Per esempio in Iran e Arabia Saudita, dove le lapidazioni sono frequentissime, ma non viene fatta nessuna pressione da parte del nostro governo perché l’Italia ha rapporti economici con questi Paesi. E gli affari passano sulla testa delle donne.

Esistono vari tipi di violenza: fisica, psicologica, sessuale ed economica. Dal 1992 ad oggi ha avuto modo di rendersi conto se e quale tra queste forme di violenza è andata scemando col tempo e quale ha registrato, invece, un numero crescente di vittime?

Complessivamente non vedo grandi miglioramenti. Basta leggere le cronache dei giornali. Anzi, forse la maggiore indipendenza economica delle donne scatena nei maschi una nuova violenza psicologica che spesso diventa fisica. Per quanto riguarda la violenza economica, a parte l’esempio della lapidazione, e si tratta di macroeconomia, vediamo che ci sono più  ragazze che ragazzi fra i precari al lavoro. E sono le prime a essere licenziate.

Lei, insieme alle altre donne che compongono il gruppo Controparola,  ha collaborato alla scrittura del libro, l’ultimo di una lunga serie, ‘Amorosi assassini’ in cui si raccolgono circa trecento casi di violenza avvenuti in Italia dal 2006 a oggi. Da quello che avete avuto modo di capire, oltre al fatto di aver subito violenza, c’è dell’altro che accomuna queste donne, oppure il fenomeno è sociologicamente trasversale?

Abbiamo capito che la violenza è assolutamente trasversale, colpisce tutti gli strati sociali, ricchi e poveri, intellettuali e  analfabeti. Anzi, la violenza delle persone colte oserei dire che è più pensata e programmata… Ciò che colpisce è che molte delle uccise, prima di essere ammazzate, avevano denunciato più volte i loro compagni e mariti. Perché un dato è certo, la maggior parte delle violenze avviene in famiglia. Ma la società italiana è spesso ancora sorda alle urla di aiuto delle donne. A me qualche tempo fa è successo di sentire delle urla mentre camminavo per la strada. Venivano da un appartamento e nessuno dei passanti faceva niente. Solo io ho deciso di chiamare la polizia. Quando sono arrivati gli agenti come prima cosa hanno chiesto sbrigativamente a me i documenti, quasi dovessi giustificarmi della chiamata…

Vi siete occupate anche del problema prostituzione: in una lettera, apparsa su l’Espresso, invitavate i fruitori del mercato del sesso a riflettere su quali complicità comporta fermarsi a caricare in auto una ragazza che non è libera di decidere di se stessa. Vede nella recente legge Carfagna, che prevede multe e carcere sia per le prostitute che per i clienti, una opportuna soluzione al problema?

Da anni ci battiamo contro la mercificazione del corpo femminile come immagine per vendere prodotti, che è altra cosa dal puntare il dito contro le donne che si prostituiscono. A questo proposito ci siamo sempre interrogate sul perché un uomo senta il bisogno di pagare una donna per fare sesso, soprattutto oggi che i rapporti intimi nelle coppie non sono più il tabù che poteva essere un tempo. E qui secondo me c’è una dei nodi della società attuale: perché un uomo ha il bisogno di comprare una donna? Perché per vendere un televisore o una macchina bisogna illudere il cliente che si comprerà anche quella donna bellissima  dello spot?

Restando in tema di politica lei anni fa è stata in lista con i DS per le elezioni regionali a Roma, di quell’esperienza ha dichiarato: “ mi ha fatto capire quanto è difficile per le donne entrare in politica ”. Quali difficoltà ha incontrato?

Ero indipendente nella lista. Trovai un certo muro fra le donne della base del partito. Donne che facevano politica di mestiere, e forse erano diffidenti verso un’intrusa come me. Chi invece mi diede una grande mano fu Giovanna Melandri. Ma si parla di tanti anni fa, oltre un decennio. Oggi dovrebbe essere cambiato… Anche se D’Alema sostiene che la fine della politica è dovuta all’ingresso della cosiddetta società civile nelle liste….

In occasione dell’ultima Giornata mondiale contro la violenza sulle donne il ministro Mara Carfagna e il sindaco di Milano Letizia Moratti hanno presentato in via sperimentale il progetto ‘scatola rosa’, volto alla tutela delle donne sulle strade. Il progetto è stato accolto con qualche perplessità: c’è stato chi l’ha considerato solo un astuto tentativo di far parlare di sé, chi ha ricordato che il maggior numero di violenze avviene in famiglia, chi ha urlato al ‘controllo dei corpi’. Cosa pensa a riguardo?

Non ne so assolutamente nulla. Mi spiace.

Lei si è occupata anche della nuova violenza fra giovanissimi con il “supporto” dei telefonini partendo da un caso esploso ad Ancona. Cosa è emerso dalle sue ricerche? Perché di tale studio non se n’è mai parlato?

Non esiste nessuno studio, almeno io non ne sono a conoscenza. C’è però una nuova realtà che leggiamo tutti nelle cronache dei giornali da circa due anni. La violenza dei maschi giovanissimi sulle coetanee, ma a volte anche su coetanei deboli, è in aumento. E questo ci deve fare riflettere su quello che già dicevo prima, dobbiamo chiederci, perché possedere un corpo, coi soldi ma anche con la violenza? Quello che più mi fa imbestialire è il silenzio e la complicità delle famiglie. Sempre viene fuori: erano bravi ragazzi… Io sono madre, so che i figli li puoi controllare e puoi sapere benissimo chi frequentano. E non c’è bisogno di grembiuli e voti in condotta, basta occuparsene.

Quello della violenza sulle donne non  è un fenomeno dei nostri tempi, anche se solo dal 1996 la violenza sessuale viene intesa come “delitto contro la persona”.  Da allora ad oggi cosa concretamente è stato fatto per arginare il fenomeno e cosa ancora andrebbe fatto per rendere la vita delle donne sicura sotto ogni aspetto?

In Spagna Zapatero appena eletto ha creato tribunali speciali, di genere, che allontanano a molti chilometri di distanza l’uomo colpevole di molestie insistenti, da noi ormai da anni è in discussione in Parlamento la legge sullo stalking. Durante il governo Prodi sembrava fatta, ma da parte della Casa delle libertà ci fu un ostruzionismo passivo. Non se ne fece nulla, Ora la Carfagna, immagino su suggerimento di Simonetta Matone, ha ripreso in mano la legge. Ho letto che entro dicembre il testo, dopo il via libera delle Commissione giustizia, dovrebbe arrivare in aula. Ma non mi sembra ancora il caso di gridare vittoria. Finché non vedo approvata la legge non ci credo, visto che il Parlamento è composto in gran parte da maschi che non si rendono conto di cosa vuol dire per una donna essere tormentata da un uomo. Maschi che non accettano i cambiamenti in atto nella società, non a caso nel testo varato dalla Commissione non è passata la norma che prevedeva aggravanti per reati dovuti a omofobia, discriminazioni razziali, religiose, etniche. E mi piacerebbe sentire dalla stessa ministra Carfagna il perché. Per il resto non mi sembra che in Italia si faccia molto per la sicurezza delle donne, ognuna si arrangia come può… l’altro giorno ho visto in farmacia uno spray al peperoncino, ho pensato di regalarlo per Natale alle mie amiche… Ma servirà?

La storia della donna è costellata da lotte per l’affermazione di sé stessa, dei propri diritti, non dobbiamo però dimenticare che non molto tempo fa siamo state costrette a (ri)manifestare perché ci fosse riconosciuto un diritto già acquisito, mi riferisco alle rimostranze contro la legge 194. Come possiamo spiegarci questi improvvisi ‘dietro front’? Dobbiamo temere anche per il diritto al voto?

Non arrivo a pensare che alla messa in discussione del diritto di voto. Però penso che le donne debbano sempre stare all’erta, non dimentichiamoci che abbiamo in casa il Vaticano. Un potere su tutti i poteri, come abbiamo visto in questi giorni con i tagli economici alla scuola. Le manifestazioni dei giovani non sono riuscite là dove invece l’influenza della Chiesa è riuscita a farsi assegnare fondi per le scuole private che forse sarebbe stato meglio destinare all’edilizia scolastica. La libertà della donna è vista come un pericolo in Vaticano, quindi non smetteranno mai di tentare di entrare nel merito della legislazione dello Stato Italiano. Purtroppo non siamo la Spagna, la laicità da noi è ancora considerata da chi ci governa come una parolaccia.

 

Marzia Cangiano
da Libmagazine del
8 dicembre 2008