Contrastiamo la tortura torturando tutti i torturatori

Posted on 18 aprile 2010 di

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violenza contro le donne

Quando il sole è in una posizione tale da inondarti gli occhi di luce privandoli delle necessarie ombre, il risultato è che non vedi ad un palmo dal tuo naso. Questo è quanto si crede stia accadendo nel mondo tutto ed in Italia in parte: che un sole grosso e rosso si sia piazzato nell’alto dei cieli, in quell’esatta posizione, accecando la vista dei curiosi abitanti della terra. L’effetto è devastante: l’uomo riversa la sua misera umanità in ogni donde, seminando il buio tutt’attorno.

Figlia primogenita di quest’uomo cieco è la violenza, una violenza non più solo istintiva ma invocata come necessaria valvola di sfogo per chissà quale mancanza … e giù tutti a violentare: e si violentano gli stadi, come le scuole, come i bambini, come le donne. Va bene tutto, basta che violenza sia fatta. Negli ultimi tempi pare che il tipo di violenza più in voga tra i Nostri sia quella sulle donne. Quasi quotidianamente le pagine di cronaca ci raccontano storie di donne aggredite o percosse o stuprate o uccise; in Italia muore una donna ogni 3 giorni, in Africa una donna ogni 6 ore e sorvoliamo sui numeri delle morti indiane e cinesi, dove si preferisce stroncare il problema sul nascere. Concorderete con me che di questo passo la specie donna arriverà ad estinguersi velocemente.
Per far fronte a quest’orrore, più di un mese fa il sito controviolenza.org ha manifestato l’urgenza di organizzare una manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne. La risposta non s’è fatta attendere e le adesioni sono piovute come chicchi dal cielo da parte di ogni realtà sociale.
La manifestazione, che si è tenuta lo scorso sabato a Roma, ha riunito 400 associazioni per un totale di centomila anime italiane e straniere; il corteo si è mosso coraggioso e convinto, apparentemente compatto. Ma come in ogni manifestazione non violenta che si rispetti, non sono mancati momenti di tensione: le donne hanno difeso gelosamente il proprio corteo da inutili cappelletti politici, da intrusioni di giornalisti e ministri.  La manifestazione, indipendente ed autofinanziata, è stata organizzata in nome ed in difesa delle donne oltraggiate che si sono unite silenziose al corteo; il rispetto per questo silenzio non ha permesso ad una parte delle manifestanti di accettare la presenza di personaggi politici, alcuni dei quali anziché continuare a sfilare silenziosamente insieme alle altre hanno tentato di prendere il palco per farsi portavoce di una lotta da loro completamente ignorata fino a qualche giorno prima: ci metto la faccia ma non il culo, per farla breve. Ovviamente questi episodi, condivisibili nei contenuti ma criticabili nei tempi, nei modi e nei luoghi in cui si è scelto di esprimere tali contenuti,  hanno giocato a discapito dell’intera manifestazione e delle donne presenti avendo come unico effetto quello di allontanare l’attenzione dal motivo per cui le donne hanno sentito l’esigenza di manifestare da sole.

Oggi, 28 novembre 2007, il corteo ha smesso di sfilare da 3 giorni. Il silenzio è stato spezzato e ognuna ha potuto sfilare contro la propria realtà. Della manifestazione abbiamo apprezzato l’impegno organizzativo e lo sforzo profuso affinché alla stessa venisse dato risalto nazionale; ma non abbiamo condiviso alcune modalità che lungi dall’essere meri capricci attengono all’intima natura della decodificazione del messaggio manifestato. “Il pomo della discordia” è stato lanciato dalle stesse organizzatrici quando, a pochi giorni dal corteo, si sono accordate sull’esclusione degli uomini dallo stesso: “una manifestazione di donne per le donne” s’è detto. In molte e in molti si sono dissociate dalla lotta, questa rivista in primis, per motivi che ci accingiamo a chiarire:

  • affinché dai tumulti si passi a cambiamenti concreti crediamo sia necessario riuscire a sensibilizzare più l’universo maschile che quello femminile già sensibile all’argomento per ovvie ragioni;
  • per far sì che questo riesca, gli uomini devono essere sollevati dalla posizione di freddi osservatori e messi in condizione di prendere coscienza dell’entità del problema dal di dentro. All’opposto la loro esclusione li ricondurrebbe alla posizione prima, allontanandoli quantomeno emotivamente dal nostro punto di vista.
  • Inoltre, ogni movimento femminile deve, o dovrebbe, avere come obiettivo primo quello di abbattere ogni smunta differenza di genere: bisogna puntare alla compattezza se si vuole che i diritti di ciascuno, dal bambino all’extracomunitario all’anziano, vengano assicurati. E invece in questo modo, cavalcando rigidamente la comoda onda del “maschio vs femmina”, questa compattezza va a sbriciolarsi ancora una volta sul più freddo dei pavimenti.
  • Non si sottovaluti, infine, la morale che potrebbe trarne chi s’aggira tra noi con occhio ancora vergine, mi riferisco ai giovani, agli adolescenti che da poco hanno iniziato a fare i conti con questa realtà. Costoro dovrebbero provare a spiegarsi da soli – giacché, da che mondo è mondo, si sa che  la sola voce genitrice non basta – per quale ragione i loro amici o il loro genitore o, peggio ancora, loro stessi siano estromessi da una questione d’interesse nazionale, quasi come fossero essi stessi colpevoli di qualcosa.

Vogliamo però chiudere con un denso barlume di speranza: l’avvenuta manifestazione ha infatti l’indiscutibile merito di aver messo in luce l’esigenza da parte delle donne di manifestare in modi diversi i comuni disagi pur perseguendo comuni obiettivi. Non siamo certi che questo sia un bene, ma neppure giureremmo sia un male.
Bene comunque che accada.

Marzia Cangiano
da Libmagazine del
28 novembre 2007