Calamità permanente

Posted on 18 aprile 2010 di

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cronaca-

Calamità: si suole attribuire il significato di calamità naturale o catastrofe all’evento che determina “l’insorgere di situazioni che comportino grave danno o pericolo di danno alla incolumità delle persone e ai beni e che per la loro natura o estensione debbano essere fronteggiate con interventi tecnici straordinari” (art. 1 della legge 8 dicembre 1970 n. 996). In tale situazione di crisi, “per quanto riguarda il soccorso e l’assistenza alle popolazioni colpite, il diretto intervento dello Stato – e la conseguente avocazione di funzioni – è in stretta connessione con la particolare gravità ed estensione dell’evento che, in quanto tale, non è fronteggiabile dalle singole Amministrazioni competenti in via ordinaria” ( circolare n. 1/DPC/85, in data 19 aprile 1985 del Dipartimento della Protezione Civile ).   Wikipedia

 Tragistoria:

11 febbraio 1994, il Governo italiano prende atto dello stato di emergenza ambientale della regione Campania, e ne affida l’urgenza al prefetto di Napoli in qualità di Commissario di Governo. Si inizia col passare in rassegna tutte le discariche presenti nella provincia, comprese quelle chiuse e quelle non ancora in funzione, e si continua con la valutazione dei volumi ancora utilizzabili. Nell’ottobre dello stesso anno la gestione degli impianti passa all’ ENEA e vengono costruite le discariche di Giugliano, Palma Campania e Tufino, realizzate dal prefetto di Napoli ed affidate alla gestione dei Comuni.

Due anni dopo, l’ordinanza 18.3.96 n.2425 decreta un nuovo commissariamento: al Prefetto resta la responsabilità di costruire impianti di smaltimento finalizzati a contenere l’emergenza, al Presidente della Regione Campania, Antonio Rastrelli all’epoca, la responsabilità di costruire impianti definitivi e di realizzare un piano smaltimento rifiuti.  L’amministrazione Rastrelli da’ il via a gare per l’appalto di un ciclo integrato di rifiuti. Secondo questo criterio si muoveranno anche i successori di Rastrelli, Andrea Losco e Antonio Bassolino; quest’ultimo concluderà l’affare concedendo il tutto ad un consorzio di ditte composto da 5 imprese: Impregilo International, Fibe, Fibe Campania, Fisia Impianti Gestione Napoli.
Il Piano Regionale pubblicato prevede la realizzazione di due termovalorizzatori (di cui ne è stato costruito solo uno ad Acerra) e sette impianti per la produzione di CDR (combustibile derivato dai rifiuti).

Nel 1998, a 4 anni dal constatato allarme, un’apposita commissione parlamentare, appurando il persistere dell’emergenza, valuta insufficienti gli impianti realizzati e scarsa la collaboratività delle amministrazioni locali.

Tra il 2000 ed il 2001, accertata l’opposizione delle amministrazioni locali ad utilizzare gli impianti di produzione di CDR, si decide di continuare ad utilizzare le discariche esistenti, già sature al di là delle proprie capacità. Nel 2001 una nuova crisi porta alla riapertura delle discariche di Serre e Castelvolturno e allo smaltimento dei rifiuti per via aerea: ogni giorno 1000 tonnellate di rifiuti viaggiano verso Umbria, Toscana, Emilia Romagna e Germania.
Inizia la costruzione  dei primi impianti per la produzione di CDR a Giugliano, Casalduni, Tufino, Avellino, Caivano, Santa Maria Capua Vetere, Battipaglia: ciò nonostante resta l’incapacità di trattare 900.000 tonnellate annue con i CDR e 1,2 milioni di tonnellate annue di discariche e deposito per gli scarti di CDR. Non c’è da meravigliarsi se si pensa che le apparecchiature montate sono diverse da quelle progettate e che il materiale prodotto dai CDR, che per contratto deve avere solo il 15% di umidità, presenta invece un grado di umidità pari al 30%. Segue che la quantità di rifiuti prodotta dagli inceneritori è maggiore di quella in entrata, che ai rifiuti viene aggiunta la plastica perché siano più secchi e, dulcis in fundo, che le analisi sui prodotti vengono opportunamente falsificate.

Per questi ed altri motivi nel novembre del 2007 viene bloccata la discarica di Giugliano sotto sollecitazione del sindaco Francesco Taglialatela: la discarica raccoglie ogni giorno 2000 tonnellate di “immondizia tritovagliata” proveniente da tutti i CDR presenti in Campania e raccolta in pacchi squarciati o in buste di plastica che, nell’osservanza delle attuali leggi, non possono essere bruciate. La discarica dunque non rispetta le norme vigenti per cui i rifiuti andrebbero triturati e raccolti in blocchi chiusi con vari strati di pellicola (le famose ecoballe!) per impedire la fuoriuscita di esalazioni nocive.

Arriviamo ad oggi con un nulla di fatto.
L’appurato e persistente stato di emergenze giustifica fitti e subappalti senza gare. I prezzi aumentano e, colpo di scena, la Campania paga la tassa sui rifiuti più cara d’Italia – quando si dice l’igiene!!!- grazie anche all’assunzione di 2.300 LSU (lavoratori socialmente utili) destinati al progetto di raccolta differenziata – progetto mai partito –  che ci sono costati 55 mln di euro annui. Di questi, 365 lavoratori fantasma fanno capo al bacino 5 – mai costruito.

Migliaia di “ecoballe”, intanto, continuano ad invadere quotidianamente  le discariche, trasportate da tir adeguatamente mascherati e pagati in nero. Si aggiungano le discariche a cielo aperto che sbocciano ad ogni angolo di strada. Se ne immagini l’olezzo;  e si immagini anche l’olezzo che queste emanano quando l’esasperazione e l’impraticabilità delle strade suggeriscono a qualche mano di troppo di dar fuoco ad ogni sacchetto … un inutile spreco di diossina, un pericoloso spargimento di diossina.

L’analisi dei dati epidemiologici raccolti tra il 1995 ed il 2001 recita:

  +9% l’aumento della mortalità maschile

  +12% l’aumento della mortalità femminile

  +84% l’aumento dei tumori al polmone e al fegato, linfomi e sarcomi, malformazioni congenite

Siamo spacciati!

Marzia Cangiano
da Libmagazine del
11 dicembre 2007

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